Ti aspetto e ti parlo piano

Vaneggiamenti di un padre in attesa

Season 2 Episode 5 – Il chirichetto incontinente

Nicolo, lascia che ti racconti ancora un pò di Robin:

Ci sono storie che meglio di altre spiegano il carattere delle persone. Per i bambini, al di la’ della storia in sè, cio’ che colpisce è pensare a come quella stessa storia avrebbe potuto essere vissuta da un adulto, ovvero da una persona con molta meno liberta’ e ben piu’ condizionamenti mentali di un bimbo.

Come ogni anno la Scuola Elementare delle Maestre Luigine dove il nostro eroe veniva trascinato ogni mattina dalla madre, svolgeva la Messa solenne di meta’ anno.

Fu cosi che ai primi di Febbraio tutta la scolaresca in alta uniforme (grambiulino rigorosamente blu con colletto bianco per bimbi, rosa od azzurro chiaro per le bimbe) insieme alle maestre e parenti venivano dragati in nella chiesa della scuola per la sacra e tradizionale funzione ecclesiastica.

Le Maestre Luigine erano un ordine di suore votate all’educazione dei bimbi da centinaia di anni e prendevano le loro tradizioni molto seriamente. Con google alla mano potrai un giorno leggere che nel 1779 un prete Domenicano e professore Universitario decise di aiutare una domestica a fondare il conservatorio delle Luigine « con lo scopo di istruire fanciulle e dare loro la possibilita’ di affrancarsi dalla poverta’ tramite la crescita sociale ». Vabbe’, ma c’era qualcosa di speciale nelle Luigine di duecento anni dopo, si erano evolute. Si perche’ le Luigine non erano piu’ suore normali, ma dotate di super-poteri.

Tanto per iniziare avevano un uniforme spettacolare; portavano un mantellone nero con copricapo squadrato molto simile a quello di Batman da cui uno spesso pizzo bianco scendeva sulla fronte. Scendendo, al collo avevano degli ingombranti collaroni inamidati impreziositi di pizzo spesso e tagliente; ed infine si muovevano rapidissime con i loro spessi scarponcini/stivaletti neri con fibbie argentate.

Pure Batman era terrorizzato da loro, si diceva in giro che le Luigine fossero le ultime suore ninja rimaste e che avessero scoperto il siero di lunga vita. Sicuro incutevano un certo timore soprattutto perche erano tutte ultracentenarie con una vitalita’ fuori dal comune e occhietti vispi e sempre attenti.

D’altronde gestire centinaia di bimbi di asilo ed elementari richiedeva super-poteri, se poi pensate che loro erano a malapena una mezza dozzina, il dono dell’obiquità era fondamentale. Qualsiasi cosa facessi in qualsiasi area della scuola, c’era una suora Luigina che spuntava dal nulla, seguita da un’acre odore di zolfo ed una nuvoletta bianca, ti cazziava serissima per poi svanire arrotando il suo mantello nero.

Ma torniamo alla Messa solenne… « C’e’ qualche d’uno di voi bambini che ha gia fatto il chirichetto ? » chiese maestra Marietta una delle decane dell’ordine. Anni dopo ad una domanda del genere i presenti avrebbero preso a fissare i muri, cercando di mimetizzarsi e non attirare lo sguardo di colui che aveva posto il quesito, ma quelli erano altri tempi, tempi in cui un bimbo voleva alzare la mano entusiasta e gridare « Io !! Io… lo faccio io ! ». D’altronde non capitava spesso che ti chiedessero se sapevi fare qualcosa, di solito ti dicevano di farla e basta. Fu cosi che dopo una lotta furibonda il nostro eroe la spunto’ e venne posto, insieme ad un altro bimbo, al lato destro dell’altare di fianco al prete. Aveva nove anni e quello era il suo primo momento di celebrita’, il chirichetto col suo sorriso soddisfatto fissava gli amichetti scartati dalla selezione con sguardo fiero, « Na na nana na… Hanno preso me ! Voi state li in platea con gli altri che qui ci sono io… » pensava soddisfatto.

Arrivo’ Don Erasmo, che chiese frettolosamente « Ma lo sapete che cosa devete fare ? ». Il bimbo all’altro lato rispose convinto « Si ! ». Il prete giro’ lo sguardo verso Robin, lui degluti’ e disse « quello che… mi dice lei ? ». Era una di quelle frasi che escono inizialmente con impeto di sicurezza, come se non ci fosse un solo dubbio sulla faccia della terra, poi man mano che le parole escono il tono si affievolisce, si perde spinta e si gira all’ultimo istante l’accento all’interrogativo… per poi chiudere con miglior sorriso che si riesce a tirar fuori… nessuno si arrabbia veramente con un bimbo sorridente. Insomma, Robin pensava che il piu’ fosse fatto, insomma essere sul palco fissato da tutti era quello che voleva, mica pensava che avrebbe anche dovuto fare qualcosa… uffa!

Vabbe’, penso’ che anni di Messe domenicali sarebbero finalmente servite, bastava solo ricordarsi le manovre e le tempistiche, fissando magari l’altro chirichetto che sembrava sapere il fatto suo. Cerco’ di tranquillizzarsi mentre Don Erasmo si infilava il bavagliolo di pizzo, il lungo “foulard” di seta ed il mantellone rosso, ma inizio’ a sentirsi a disagio.

La platea era disposta davanti, rumorosa e mutevole; non appena Don Erasmo rintocco’ la sua campanella gli sembro che tutta quella massa si fosse composta ed azzittita come un regimento sull’attenti. Si senti’ fissato su quell’altare, puntato da centinaia di sguardi e la sensazione non gli piaque neanche un pò. Avrebbe voluto andare via da quel palco, ma ne era ormai intrappolato e per l’intera durata della celebrazione, sarebbe dovuto rimanere in piedi davanti a tutti aspettando un cenno per far qualcosa che non riusciva assolutamente a ricordare cosa fosse.

Tra se e se pensava « Dunque, ma cosa fanno i chirichetti di solito ? Allora, innanzi tutto sono vestiti con la tunica bianca e sono riconoscibilissimi… a me non mi hanno dato mica niente da mettermi, anzi mi hanno pure tolto il grambiulino…. Vabbe’… poi… gli passano della roba al prete, ma cosa ?… ah, si il vino ! si vabbe ‘ ma mi sa che quello e ‘ alla fine… che di solito poi ci si fa il segno della croce e si esce a giocare… poooi… c’e’ il punto in cui ci si da la mano… e devo dare la mano al prete, si, sicuro, son quassu’, almeno la mano gliela dovro’ dare no ?!… bene, pooooi… mica leggono i chirichetti no ?? Oh, io mica voglio leggere quassu’ che mi ascoltano tutti… no no, faccio leggere all’altro che lui e’ bravo… poooi… ah, si devo far finta di cantare… che quello lo so fare, muovo la bocca eh ! … e poi ? Mah ! piu o meno e’ tutto li no ? ». Si giro’ verso l’altro chirichetto facendo un cenno con la testa per richiamare l’attenzione, e senza pronunciare suono col labiale gli chiese « Che bisogna fare ? ».

L’altro bimbo con sguardo serio, quasi preoccupato rispose allo stesso modo « Booh ! Mai fatto il chirichetto io… ». Il livello di sudorazione aumento’ a dismisura, la tensione gli prese la pancia ed in pochi minuti si sentii un fortissimo impulso al basso ventre « Noooo, non ci credo ! » penso’ « Mi son scordato di andare in bagno.. » .

Penso’ che poteva trattenersi, ma dopo qualche minuto, con il solito cenno della testa ed il movimento di labiale disse all’altro chirichetto « Devo andare in bagno, mi scappa… » La maestra Luigina in piedi dall’altro lato dell’altare gli lancio’ uno dei suoi sguardi ninja… senti’ il sibilo del « Shhhhhh, silenzio ! » che lo investi’ di colpo e si raddrizzo’ composto come un soldatino di piombo.

Per l’intero primo atto sino al « Credo » riuscì a resistere facendo impercettibili passettini sul posto e premendosi il basso ventre con le mani infilate in tasca; pensò di esser persino riuscito a tenere una postura composta ed un sorrisino da ebete perfetto per un chirichetto. Non si girò mai verso il prete, per paura che gli intimasse con lo sguardo di fare qualcosa, lo ignorò completamente mantenendo la sua posizione sulla mattonella marmorea… ad un certo punto si accorse che i fedeli avevano iniziato a stringersi la mano non appena Don Erasmo disse « scambiamoci un segno di pace »… il chirichetto dalla parte opposta, dopo aver stretto la mano al prete, si avvicinò tendendogli la mano…Robin scosse la testa intimandogli di andarsene, ma il bimbo squadrò gli occhi in segno di rimprovero e fece cenno col capo verso a Don Erasmo che ora era in piedi in attesa dietro al busto teso di Robin. Il bimbo ormai in posizione fetale, con rapidità fulminea sfilò la mano di tasca si girò e gliela strinse, si rigirò dando un cinque sulla mano del collega chirichetto e riassunse la posizione semi-fetale di partenza, con tanto di mani in tasca a premere sulla vescica. Tra sè e sè si complimentò per la coordinazione ed il minimo dispendio di energia anche se la vescica risvegliata da quella rapida torsione del bacino sembrava andargli a fuoco. Pensò che mancassero ancora una decina di minuti, tra i quali la Comunione in cui forse approfittando della confusione e del minuto di preghiera avrebbe potuto sgattaiolare in sagrestia alla ricerca di una tazza od una pianta che fosse.

La preparazione dell’Eucarestia procedeva ad una lentezza sconvolgente, Don Erasmo sfrusciava con un pannetto intarlato a punto e croce il calice d’orato come fosse vivo; dopo aver versato il vin santo e aver bevuto il cicchetto di sangue di Dio, si prese pure la briga di risciacquarlo ed asciugarlo col pannetto. Giusto per rallentare le operazioni oltre misura si mise ad inchinarsi lentamente dopo ogni singolo gesto. Robin passò all’ultima linea di difesa contro la vescica pulsante ed incrociò le gambe, aumentò l’intensità dei micro saltelli e iniziò una preghiera, guadagnadosi un altro paio di minuti. La processione per la Comunione fù maledettamente rallentata da un paio di vecchiette che trascinandosi coi loro bastoni dai banchi impiegarono almeno dieci minuti per ritornare al punto di partenza. Quei dieci minuti furono fatali, il viso di Robin teso ed arrossato si squagliò in un sorriso sereno ed angelico di karmica liberazione.

Il velluto a coste dei pantaloni beidge si dipinse di una linea scura all’interno coscia ed una lieve pozzanghera macchiò il prezioso tappeto intarsiato sotto all’altare. Robin ebbe appena la prontezza di spostarsi di lato dietro alla colonna, la pozzanghera lo seguì fedele.

Dopo gli ultimi brividi di pioggia angelica Robin era ora pronto ad adempiere al suo ruolo di chirichetto e si rivolse con un sorriso aperto a ventaglio verso Don Erasmo come per dire… « cosa serve ? ». Don Erasmo lo fissò serio proprio mentre pronunciava « La messa è finita, andate in pace ».

Robin pensò fosse rivolto a lui e corse fuori dalla chiesa a saltare nelle pozzanghere di pioggia come un indemoniato. L’azione fu talmente fulminea che in pochi mai capirono il sacrilegio che avvenne quel giorno in chiesa.

Robin stesso non pensò ci fosse nulla di male, lui aveva trattenuto quanto poteva e in cuor suo era stata colpa delle vecchiette. Restò fuori dalla chiesa a giocare con gli amici saltando nelle pozzanghere come un pulcino sorridente e felice, come se nulla fosse successo.

In animo suo la tragedia si sarebbe consumata solo una mezzora dopo quando la Zia Felicita portò Robin e la cugina a casa per pranzo. Resasi conto dell’accaduto lo costrinse a mettersi un paio delle sue mutande con due nodi ai fianchi.

Quella di aver messo addosso un paio di mutande da donna fu per lui un umiliazione inaccettabile.

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