Ti aspetto e ti parlo piano

Vaneggiamenti di un padre in attesa

Season 2 Episode 4 – La trappola e l’abbraccio

Ciao Nicolo, fammi raccontare ancora un pò di Robin:

Di momenti particolari nella sua memoria selettiva ce n’erano, alcuni in qualche modo anche brutti, ma lui li aveva impacchettati col suo fiocco sorridente, e quando li raccontava rideva a crepapelle.

Come quel pomeriggio al Parco Ducale, dopo la sua Prima Comunione. Il nonno Walter gli aveva regalato un bellissimo orologio al quarzo Casio, con la sua montatura argentata e spessa che gli adornava il polso sottile come un bracciolo gonfiabile del mare. Lo adorava il suo primo orologio, e finalmente avrebbe saputo che ora era in qualsiasi momento della giornata (credeva che preoccuparsi dell’ora fosse il segno che uno e’ grande).

Spesso alla domenica pomeriggio lo portavano al Parco Ducale, era il suo regno. La madre lo accompagnava con la sorella dalla Signora Alice che affittava i « grilli » (strani tricicli a pedale per bambini, col volante !). Tempo dieci minuti e lo vedevi scorrazzare velocissimo inseguito da una fila di altri bambini stremati che avrebbero seguito il loro nuovo boss (Robin) in capo al mondo.

La Signora Ailce era una iena, teneva in un diario l’esatto orario di consegna del mezzo, e la descrizione del bimbo alla guida. Quando scadeva il tempo la vedevi rincorrere i bambinetti come una furia, placcarli e strappargli da sotto il sedere il triciclo incurante delle loro lacrime disperate. Per quello era normale per i bimbi non transitare dalle sue parti allo scadere dell’ora di « grillo », e il nuovo orologio del Nonno Walter col cronometro era perfetto per sapere esattamente dove e quando nascondersi al momento opportuno.

Un’altra tappa forzata del suo girovagare in « grillo » per il parco era la macchinetta dei pop-corn. Ogni persona normale metteva 50 Lire, infilava il sacchettino di carta e la macchinetta te lo riempiva, fin troppo facile vero ? Ma la macchinetta colmava quel sacchetto a dismisura, con pop-corn che strabordando finivano inesorabilmente nel cassettino ad imbuto posto appena sotto. Per anni lui passava, infilava velocemente il braccino sottile nell’imbuto come fosse la mano della verita’ e ne sfilava manciate di pop-corn che distribuiva agli amichetti affamati e sudati da quelle epiche cavalcate in « grillo ».

Era rapidissimo ed inesorabilmente riusciva a far perdere le proprie tracce prima che il gestore del Bar lo raggiungesse gesticolando ed imprecando. Ogni domenica la stessa scena.

Beh ! Quel pomeriggio le cose andarono diversamente. Come sempre infilo’ il braccio nel cassettino ed agguanto’ la sua manciata di pop-corn. Fece per estrarre la mano ma si senti’ incastrato ; penso’ immediatamente ad una vile trappola del barista. Inizio’ a tirare con tutta la forza che aveva ma il braccio non voleva saperne di uscire. Il nuovo Casio del nonno con il suo spessore metallico era troppo grande per quel piccolo buchetto, ed una volta entrato non poteva uscire. Anche gli amichetti provarono a tirare ma il braccio era incastrato ben oltre le loro forze. Girandosi, vide il solito barista avvicinarsi, questa volta molto piu’ lentamente del solito, la carogna sapeva che l’aveva in trappola. Lui comincio’ a chiedere aiuto sottovoce, pensando di attirare l’attenzione di qualcuno che lo poteva liberare prima dell’arrivo del barista incazzato. Disperatamente cercava comunque di non attirare troppo l’attenzione su di se’.

In pochi minuti si formo’ un capannello di persone che provarono in ogni modo di liberarlo senza pero’ successo. Robin piangeva iniziando a pensare all’amputazione come unica soluzione, proprio come suggerito dal crudele barista con un bel sorriso soddisfatto stampato in faccia. Mezz’ora dopo arrivo’ la Signora Alice, che pretendeva riavere il suo « grillo » dato che Robin aveva sforato ben oltre l’ora pagata.

Robin era terrorizzato dall’idea di vedere la Lella ed Adriano avvicinarsi a testa bassa, lentamente, sotto gli sguardi severi dei presenti che chiaramente fissavano gli sciagurati genitori di quel piccolo furfantello. Pregava i Santi che i genitori non si accorgessero di cio’ che era accaduto.

Pochi minuti dopo arrivo’ a sirene spiegate la camionetta dei vigili del fuoco, la situazione stava degenerando e in pochi minuti decine di persone si avvicinarono al capannello iniziale per capire quale sciagura era successa alla macchinetta dei pop-corn. Robin fissava il pavimento e singhiozzava. Ma della Lella ed di Adriano nessuna traccia (forse si erano nascosti dietro un pioppo dalla vergogna).

Ci vollero quaranta minuti ai pompieri per sventrare la macchinetta. Nell’istante esatto che la diabolica macchinetta sputo’ fuori il suo Casio con ancora attaccato il suo braccino, Robin inizio’ a correre come un ossesso e si dileguo’ tra la fitta boscaglia dietro il bar, come una volpe liberata dalla tagliola. Rimase accucciato dietro una siepe per una decina di minuti prima di ritornare alla panchina dove aveva lasciato i genitori. La Lella era in profonda conversazione con una signora con un passeggino, Adriano stava avidamente stringendo all’orecchio la radiolina di « Tutto il calcio minuto per minuto » passeggiando nervosamente nei pressi. Robin si ripresento’ con un bel sorriso, corse ad abbracciare forte la mamma e chiese insistentemente di andare a casa. La Lella saluto’ la signora dal passeggino e si incamminarono verso l’uscita con Robin che tirava per un braccio il padre tutto preso dalle partite.

Quello era uno dei momenti nella sua collezione di ricordi. Ma il vero momento in cui fermo’ il tempo, fu l’istante esatto in cui uscirono dal parco, alla fine di una tragedia sfiorata, senza punizione e con il suo braccino attaccato al corpo. In quel momento il sorriso della madre gli sembro’ un dono divino. In quel momento era felice.

Per mesi alla Domenica Robin si rifiuto’ di andare in quel parco, accappando scuse di ogni genere. Ad oggi non credo abbiano un’idea di cio’ che successe quel giorno.

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1 commento»

  Lory wrote @

Ahahhahahh…troppo divertente!
Non riuscirò più a mangiare pop-corn senza ridere da oggi in poi !
Lory 🙂


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