Ti aspetto e ti parlo piano

Vaneggiamenti di un padre in attesa

Season 2 Episode 3 – Ti presento Robin

Robin si spiega con una storia che parla di un bambino splendido, bellissimo e sempre sorridente. Un bimbo con una leggerezza d’animo soprendente e l’innata capacità di far sorridere chi lo circondasse. Cominciò a camminare il giorno del suo primo compleanno, davanti ad uno stuolo di parenti immobilizzati a bocca aperta. Era il 17 Ottobre 1971. Con la sua camicia bianca, corpettino in pandane con i pantaloncini in velluto nero ed un cravattino a farfalla impeccabile. Era seduto sul divano verde del salotto, gongolandosi nelle attenzioni di zie procaci e premurose, che se lo passavano di braccio in braccio, strizzandogli le guanciotte pronunciate ed il doppio mento da criceto. Tra le mille cose che distraevano la sua attenzione c’era evidentemente la macchina fotografica del padre, argentea e luccicante, col cordino penzolante. Fu nell’istante esatto che il padre Adriano prese la macchina fotografica per ritrarlo nel suo splendore che senza esitazioni riuscì a divincolarsi dalle grinfie delle zie, si calò dal divano lasciandosi scivolare sulla schiena come se lo avesse fatto gia migliaia di volte. Una volta che i due piedini toccarono il pavimento si alzò sulle ginocchia, staccò la presa della mano della zia più arcigna e camminò verso il padre, che rimasto a bocca spalancata dalla sorpresa si dimenticò di fare la foto. « Questo bimbo è chiaramente un esibizionista » disse una pro zia della bassa padana. Aveva ragione !

Crescere era stato facile, piu’ avanti negli anni avrebbe pensato « fin troppo facile ». Non aveva mai chiesto molto e tutto l’indispensabile o l’aveva o era in grado di crearselo.

Se gli chiedevi cosa sarebbe voluto diventare da grande, senza un secondo di esitazione ti avrebbe risposto « Robin » l’aiutante di Batman !!

Robin era il suo vero idolo, rappresentava il ragazzino normale, senza poteri straordinari ma con una voglia disperata di aiutare a salvare il mondo che lo fiondava nel mezzo di lotte tra grandi criminali ed il celebrato padrino Batman. Erano certo piu’ le volte che metteva il proprio padrino nei casini che l’effettivo contributo nella lotta contro il male, ma nessuno glie ne voleva male viste le nobili intenzioni.

Sin da piccolo era stato un « realista », presto aveva capito che desiderare di essere un supereroe era un’inutile perdita di tempo. Non sentiva di avere le doti del leader e soprattutto aveva troppa voglia di giocare per sorbirsi le preoccupazioni che il ruolo di Batman comportava. Era molto meglio mettersi dietro e buttarsi nella lotta all’occorrenza, e magari interromperla per la merenda (un lusso che Batman non si poteva permettere).

Era cresciuto protetto e coccolato da una madre premurosa, dannatamente energetica e piena di risorse. La spettacolarita’ della madre era nella semplicita’ dei suoi gesti, nella sua capacita’ di rendere unica ed preziosa una mousse al cioccolato, cosi come una camicia a fiori cucita con le sue mani od un paio di pantaloni dismessi dalla sorella piu’ grande. Quell’ingegno contadino di fare di necessita’ virtu’ che non aveva mai fatto mancare nulla e reso una famiglia basso borghese l’invidia del vicinato.

Il Piccolo Robin aveva imparato dal suo esempio a non chiedere od aspettarsi nulla fuori dalla propria portata, crescendo senza vizi o tensioni, preferendo la propria unicita’ ad averi materiali di cui vantarsi ai giardinetti. Quello stesso ingegno della madre unito alla sua fantasia rendevano la sua bicicletta gialla, passatagli dalla sorella, unica e quasi mitologica, un paio di mollette, del nastro adesivo ed il suo sorriso di soddisfazione nel guidarla bastavano per generare l’invidia degli amici.

Come la madre, Robin aveva una fantasia spaventosa, riusciva a rendere interessanti ed uniche le cose che lo circondavano qualunque esse siano e non aveva paura a rendere partecipi delle sue scoperte chiunque fosse nei paraggi sia esso conoscente od un perfetto estraneo. La madre aveva un aurea limpida ed un sorriso spontaneo e vero, che lo accompagnava nelle sue giornate anche quando non gli era intorno, un aurea rassicurante e protettiva che lo fece vivere e crescere senza paure alcune. Anni dopo si rese conto di quanto prezioso fosse quel dono.

Le attenzioni della Lella ma soprattutto le storie del nonno materno lo avevano profondamente segnato sin dall’infanzia. Uno dei primi suoi ricordi era il nonno materno che lo svegliava un pomeriggio al mare. Doveva essere stata una visita inaspettata ma tant’e’ che alla sua vista, che quel giorno capii di avere un cuore capace di pulsazioni da togliere il fiato, e capii cosa fosse un’emozione. Quell’uomo seduto sul ciglio del letto accarezzando dolcemente sulla fronte Robin che, appena svegliato, ancora si strofinava gli occhi, aveva cominciato a raccontare una delle sue storie ; ed il tempo si era fermato. Robin aveva poco piu’ di quattro anni e quel giorno capii che il tempo si poteva veramente fermare.

Fermare il tempo: Lo avrebbe fermato molte volte in quegli anni, era la sua specialita’.

In ogni momento di vera felicita’ si fermava immobile, chiudeva gli occhietti e diceva « vorrei che il tempo si fermasse ora ! »… era come impacchettare quell’istante esatto con le sue sensazioni, coi suoi profumi, col sorriso del suo cuoricino ben impresso. Tempo dopo quando la tristezza lo attanagliava, chiudeva gli occhi e si rifugiava in quegli stessi momenti, quelle erano le sue uniche memorie, quelli erano i soli momenti che si portava dentro, istanti scelti, impacchettati col fiocco ; tutto il resto se lo dimenticava. Quella era la sua piu’ grande dote, lui non si confrontava con momenti del passato, lui non aveva una memoria e quindi esperienze negative che lo rincorrevano col forcone in mano. Ciò che aveva nel cuore era semplicemente una ben selezionata raccolta di momenti « The best of », come le cassette di Richard Claiderman del padre, o quelle di Fausto Papetti con le sue donnine a seno nudo in copertina.

Molti anni dopo, ripensando alla sua infanzia si rese conto di come non ci fosse un solo ricordo triste, un momento difficile, un ombra che i portasse dentro di quei primi 14 anni della sua vita. Non che non ce ne fossero, tutt’altro; se li era semplicemente dimenticati.

Lui ricordava solo i sorrisi di quelle polaroid.

Da una parte la serenita’ e la protezione dell’ambiente familiare, di una citta’ piccola e calma, dall’altra il suo spirito sereno ed un modo particolare di godere delle piccole cose, semplici e facili.

Ciao Nicolò, io sono Robin!

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1 commento»

  lo zio Forrest wrote @

Caro Robin, se vuoi risalire sulla Batmobile ed azionare i comandi, ti passo a prendere che inizio a soffrire d’insonnia causa superlavoro! Il tuo Batman


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