Ti aspetto e ti parlo piano

Vaneggiamenti di un padre in attesa

Season 2 Episode 2 – Ti presento “Braccino”!

Ciao Nicolo, oggi volevo presentarti Braccino, qualcuno con cui avrai molto a che fare nei prossimi anni. Noi siamo una folla e Braccino è una parte di me, l’adolescente!

Allora, ancora non sai cosa sia l’adolescenza… ci arriverai e la dovrai affrontare come abbiam fatto tutti… ti preannuncio che non è un periodo facile, ne per te, ne tantomeno lo sarà per me e Mamy. Ma ti vorrei raccontare come l’ha affrontata uno dei miei eroi, Braccino!

«L’adolescenza gli era scesa addosso improvvisa e spietata come un’ombra; ricordava anche quando, il 12 Dicembre 1982.

« Santa Lucia non esiste ! Sono i tuoi genitori che comprano i regali il giorno prima e mentre dormi li mettono sul tavolo e ti svegliano ». Questo glielo disse Giuseppe Barilla, suo compagno di classe, ridendo di lui e della sua ingenuità.

Giuseppe non gli era mai piaciuto. Un giorno, a scuola, rincorrendo a testa bassa il selciato lasciato nell’erba dalla motofalciatrice del bidello si era scontrato frontalmente con Giuseppe che arrivava contromano. Giuseppe era più alto e si era trovato al pronto soccorso con un occhio tumefatto. Non l’aveva fatto apposta, ma aver « fatto un occhio nero » al compagno gli sembrò una figata, anche se si finse dispiaciuto. Forse per quello Giuseppe diceva che S.Lucia non esisteva, dovevano essere stati gli scompensi di quel frontale anni prima ; di sicuro doveva aver lasciato qualche problema cerebrale, oppure era semplicemente invidioso del fatto che a lui non portasse più niente da anni : brutta cosa l’invidia ! Beh, quel bambino ci credeva ciecamente. Per undici anni ormai, quella notte magica ed il suo rituale si ripeteva; da undici anni ormai aspettava quella sera con trepidazione. Si ricordava i pomeriggi passati con la sorella a preparare il te’ ed i biscottini per la Santa, che poverina è cieca e sarà sicuramente stanca a portar roba ai bambini. Ben disposti su di una tovaglia rossa a scacchi, dei bucaneve, delle caramelle e l’immancabile ciuffetto d’erba per l’asino che caricava i doni sulla schiena (poverino anche lui).

Ma quel mattino a scuola Giuseppe il cerebroleso sembrava più convinto del solito, e si meritava una lezione !  Così decise di dimostrargli una volta per tutte che non c’era nulla di nascosto la sera prima, bensì i doni arrivavano portati da una Santa cieca e dal suo mulo stanco, intorno a mezzanotte, perché prima passavano dai bimbi in centro, e solo qualche settimana dopo, per Natale, a quelli in campagna.

Fu così che dopo mangiato, prima di esser spedito a letto, si aggrappò al grambiule della Lella, sua madre, mentre questa lavava i piatti. Si appendeva capriccioso chiedendo : « Maaaa… ma e’ vero che Santa Lucia esiste? Giuseppe Barilla dice che i doni sono già nascosti qui in casa». La Lella tutta indaffarata si sradicò di dosso quei 40 chili di bimbo dondolante e lo spedì dal babbo, che ignaro sonnecchiava in lenta digestione coricato sul divano della sala. Saltellante si fiondò sul divano della sala, tra gli imprechi del padre svegliato di soprassalto. « Paaaaa, dove sono i regali di Santa Lucia? E’ vero che li porta col mulo stanotte?». Quel bimbo non stava facendo una domanda, diceva esattamente cosa voleva sentirsi dire. « Ma cosa vuoi che ci sia nascosto… » tagliò corto il babbo. « Allora se li cerco non li trovo… sicuro ?», replicò il bimbo con aria sospettosa. Il babbo ancora frastornato si ricompose per ritrovare la posizione ideale : « Ma sì cerca dai, basta che stai su di dosso », e richiuse gli occhi. Normalmente quella risposta lo avrebbe rassicurato, se c’era qualcosa da nascondere il babbo mica gli avrebbe detto di cercare, quindi era sicuro che non ci fosse nulla. Scese carponi con aria sicura e si mise ad aprire i cassettoni della sala. Dopo pochi minuti arrivò la Lella che gli intimò di rimettere le tovaglie e le lenzuola al loro posto. « Ti ho detto che non c’è nulla lì dentro, smettila di buttare tutto all’aria. ».

Ma il bimbo curioso continuava freneticamente le sue ricerche tra i cassetti della sala, sotto i divani, nella lavatrice, ed in ogni angolo della casa per dimostrare che ciò che un compagno di scuola aveva giurato era falso. La madre che, sospese le faccende di casa, continuava a guardarlo sorridente, decretò ancora, questa volta con aria più severa, che non c’era niente da trovare. Anche il padre, svegliato da quella caciara gli si era avvicinato per distoglierlo da quella ricerca affannosa, cercando invano di distrarlo chiamandolo a sé. Ma quel bimbo svuotava i cassetti avidamente con la sicurezza che il mattino dopo si sarebbe svegliato con i suoi regali stupendi e con la voglia di andare in classe ad urlare in faccia a Giuseppe quanto era coglione, e pure sfortunato, perché da lui la Santa non arrivava… ed abitava pure in città, quindi era proprio sfigato. Continuava a ripetersi in testa le cose che avrebbe detto l’indomani al compagno, mentre le mani svelte sventravano i contenuti della cassettiera, quand’ecco che da un cassetto della sala spuntò uno zainetto verde militare, proprio quello che aveva minuziosamente descritto nella sua letterina alla Santa. Dentro, ben avvolt,o un set dei Puffi col pozzo ed una casetta. Continuava a svuotare il cassetto incredulo, senza rendersi conto che le lacrime avevano preso a scendergli in faccia. Anche la sua cocciuta voglia di credere a quella magia inspiegabile da lì a qualche secondo avrebbe alzato bandiera bianca. Il momento scoccò nell’istante esatto che il suo sguardo si incrociò con quello della madre. La vide dispiaciuta che cercava di abbozzare ad un sorriso ; lei sapeva ciò che stava accadendo nel cuore di quel bambino, ma allo stesso tempo era consapevole che prima o poi sarebbe successo e si fingeva serena per non esasperare ancor di più quel momento. Il bimbo aveva avuto la risposta che non voleva e cercava disperatamente di ricacciare quei doni nel cassetto, voltando il capo rifiutandosi di guardare urlando, «no, no, non è vero… non è vero»; quello era il suo disperato modo di ricacciare indietro il tempo, per nascondere un impulso che gli saliva inarrestabile da dentro lo stomaco.

Lo stesso impulso lo avrebbe provato altre volte nella sua vita, quella sensazione in cui ci si sente infrangersi lentamente, sgretolarsi inesorabilmente, sconfitti da una verità inaccettabile. Quei cassetti custodivano la sua ingenuità, la sua disperata voglia di magia, il dono fanciullesco di credere nell’illusione testarda che una notte magica potesse rivelarsi ancora ai suoi occhi, credere e per questo poter vedere ciò che gli adulti avevano perso. Non si rendeva ben conto di quanto stesse succedendo nel fondo del suo stomaco, ma sentiva il vuoto salire inarrestabile. Quella sua stessa ingenuità, protetta e riscaldata sino ad allora dal sorriso convinto di sua madre, dalla compostezza del padre e dai mille racconti del nonno, era la sua vita sino a quella sera. Credeva che con la magia si potesse fermare il tempo e vivere i momenti felici più a lungo. Ci aveva creduto ciecamente, aveva difeso quell’idea imperturbabile di fronte agli sbeffeggiamenti dispettosi dei compagni ; ed ora si sentiva solo e tradito. Loro, la Lella ed Adriano (nella foto), glielo avevano fatto credere, lo avevano ingannato ed ora lo tradivano mostrandogli in fondo ad un cassetto quanto tutto fosse finzione, messinscena per piccoli sciocchi. Chiudere gli occhi strizzati di pianto, ricacciare quei regali ora indesiderati, finti, ricacciare quelle bugie nel loro buco era l’unica cosa potesse fare.

La madre lo aiutò a richiudere quei cassetti maledetti e se lo prese in petto stringendolo forte. Forse per l’ultima volta la Lella strinse forte al petto il suo bambino che disperato, scuotendo la testa e singhiozzando alitava fuori ciò che restava della sua fanciullezza. La mattina seguente si sarebbe svegliato serio, senza il solito sorriso e la stessa voglia di giocare; il guscio s’era frantumato e la vita coi suoi problemi, tradimenti e paure erano pronte ad accoglierlo, e lui non era pronto.

Così nacque Braccino, come sempre accade da un urlo disperato ed un dolore profondo: nudo e brutto, con gli occhi chiusi al freddo della vita».

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2 commenti»

[…] This post was mentioned on Twitter by Andrea Geom Alfieri, Andrea Geom Alfieri. Andrea Geom Alfieri said: #padreinattesa a mio figlio gli racconto un pò di me "Meet Braccino" http://wp.me/pZovq-4N […]

  lo zio Forrest wrote @

Il saggio zio Forrest, preso dai dubbi, vede il problema e si chiede: “ma Santa Lucia non so chi sia!?!?!”
Poi, stupito, sentenzia: “bisogna trovare un accordo con il Paese dei Balocchi! Actarus potrà scegliere il suo dono chiedendolo a: Befana, Babbo Natale o il mio preferito? Gesù Bambino???”
Ah! Ai posteri l’ardua sentenza!
ps. Dove lo trovo questo Giuseppe che me lo porto a fare un giretto sulle colline degli Appennini e ce lo lascio esanime???


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