Ti aspetto e ti parlo piano

Vaneggiamenti di un padre in attesa

Season 2 Episode 1 – Siamo pagine di un libro

«  Cammino lento come qualcuno che viene da lontano e non si aspetta di arrivare » Borges

Noi viviamo almeno due volte, siamo pagine di un libro. Siamo nella mano di chi scrive come negli occhi di chi legge.

Siamo i volti e le voci diverse dei nostri animi cangianti e siamo negli sguardi diffidenti di chi ci guarda; avvolti nelle nostre incomprensibili luci ed impenetrabili ombre come nelle loro. Siamo, maschere ed armature costruite frammento dopo frammento in momenti di vita ormai dimenticati. Siamo incomprensibili voci che chiedono solo di essere ascoltate, per vivere e per capire.

Altro non siamo che storie, impacchettate di personaggi, sensazioni, paesaggi, come nelle pagine di un libro.

Non esiste felicità e non esistono fallimenti, non fidatevi di chi vi dice il contrario, (vogliono solo vendervi qualcosa)… esistono solo storie di sorrisi o di lacrime, momenti di un libro di cui sappiamo solo l’inizio e di cui abbiamo la certezza di una fine : « Sure of my life and my death » diceva ancora Borges. Nel mezzo ci sono storie circondate da miliardi di altre storie da raccontare o da ascoltare; negli occhi di mia madre, nel sorriso di un bambino o nelle sue lacrime, nello scodinzolare riconoscente del mio cane come nel lento e ricurvo passeggio di un vecchio.

Camminiamo una vita in un campo fiorito di storie, sfiorandole appena, calpestandone alcune, cogliendone altre per poi lasciarle. A volte ci soffermiamo su qualcuno di quei fiori, forse il colore od il profumo ci imprigionano, prodigi della chimica o più semplicemente ci abbandoniamo dove ci spinge il vento. Passiamo giorni, mesi, anni accanto a quel fiore, proteggendolo, nutrendolo come un sogno che facciamo nostro, in attesa che sbocciando ci ripaghi della nostra decantata pazienza, dimenticandoci che quel fiore era lì prima del nostro arrivo e non ci appartiene.

Nulla ci appartiene esclusivamente e nulla resta immobile, immune allo scorrere del tempo. L’unico sacrosanto diritto che abbiamo è di viverle quanto possibile  per poi raccontarle quelle storie. Raccontarle è donar loro nuova vita, l’unico modo per non lasciarle mai veramente. Ma le storie non sono ricordi; no, loro hanno una vita propria.

Da qualche parte lessi che quando i ricordi superano la soglia della memoria diventano storia; il contesto è chiaramente diverso ma mi ha fatto persare che i nostri ricordi e le nostre storie non dovrebbero mai essere confusi.

I ricordi sono scaglie inanimate ed intimi fragmenti di memoria che appartengono al passato, sono scorci di vita scollegati dal presente ma ingredienti fondamentali di una storia che esistite solo se raccontata, non importa come ne da chi… i ricordi vivono una volta sola, osservali, mettili insieme, dagli una forma secondo ciò che hai imparato sino ad oggi e raccontali, diventeranno la tua storia, pulsante di vita propria, dallo scorrere costante di sei litri di sangue sospinto da una pompa spugnosa e molliccia chiamato cuore; se ti fermi in silenzio e chiudi gli occhi un attimo la puoi sentire pulsare di vita. Racconta la stessa storia tra un anno e vedrai che è diversa, perché sarà diversa l’alchimia che la anima.

Coi ricordi non accade, loro vivono una volta sola, intimamente riposti in qualche meandro del nostro cuore.

Noi camminiamo in un campo fiorito, ci imbeviamo del polline di storie diverse, a nostra volta riversandone più o meno consciamente in loro, come fossimo al contempo fiori ed insetti vibranti in una incontrollabile impollinazione perenne. Anche restando fermi ad occhi chiusi è il vento del destino a rendere quel moto costante ed inevitabile. E’ così che ogni fiore vive, cambia, cresce, ferisce con le sue spine od inebria col suo aroma per poi morire.

Ed è raccontandole quelle storie che si può veramente capire, oltre che far capire, l’origine di quei colori, di quelle spine, di steli ricurvi piegati dal vento. Ma per raccontare occorre prima osservare e per capire bisogna ascoltare senza giudizio e prendersi il tempo necessario. Avete mai provato a raccontare una cosa a qualcuno sta correndo in latteria o dal tabaccaio prima che chiuda ? Vi sentirete come quei poveracci che raccolgono firme sotto freddi portici di citta’ o vendono sconosciute storie africane ai passanti… non si condivide e non si impara niente, si dà solo fastidio.

Io credo che l’impazienza di chi racconta ed il giudizio affrettato di chi ascolta sono i nemici giurati di ogni storia. I bambini sono l’esempio, a naso in su ed occhi spalancati credono ancora che tutto sia possibile perché non hanno ancora imparato a giudicare nel mezzo del racconto; aspettano la fine della storia perché credono ancora che una sorpresa od un colpo di scena possa cambiare tutto.

Ogni storia vive almeno due volte, nell’animo di chi la racconta quanto in quello di chi l’ascolta ma nessuna storia ci appartiene esclusivamente, nemmeno la nostra.

Non ci sono regole nè logiche nè eccezioni nei campi fioriti in cui camminiamo e solo un idiota od uno psicopatico crederebbe che uno di quei fiori gli appartenga.

Non importa quanto vicine e coinvolgenti sentiamo le storie altrui, non sono le nostre e quotidianamente quei fiori ricevono polline e nutrimento da ogni dove, portati da una brezza sorridente ed irridente chiamata destino, che lo vogliamo o meno. Pararsi di fronte all’inevitabile per paura di perdere ciò che abbiamo trovato, toglie luce, calore ed inonda di fredde desolanti ombre chi cerchiamo egoisticamente di proteggere, e non paga mai, MAI !

Con la consapevolezza di questo mi sono messo in viaggio, mettendo ben allineati davanti i valori e giudizi del mio passato, mettendoli in dubbio e confrontandomici. Armato solo dei miei ricordi, di occhi ben aperti e la volontà di chiedere, ascoltare per poi raccontare, ma soprattutto con la voglia fanciullesca di credere che tutto possa veramente accadere finché la storia non finisce. Infatti non ho idea del finale di queste pagine… non ancora.

Un cammino lento di qualcuno che viene da lontano e non si aspetta di arrivare… e questa e’ la storia che ti vorrei raccontare…

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3 commenti»

  Lory wrote @

Ciao,sono molto felice di averti dato il consenso a ricevere le tue e-mail!
Seguo con interesse ciò che scrivi e ormai è diventato un appuntamento speciale che non voglio perdermi.
Mi da un’immensa gioia leggere la tua storia che è anche un pò mia,mi emoziona sai….davvero!
Più di una volta nel leggere mi son ritrovata le lacrime agli occhi.
Io lavoro sempre con donne e fino ad ora ho sempre seguito la gravidanza da questa parte della barricata e grazie a te mi si sta aprendo un nuovo mondo che nemmeno immaginavo ….sembra che la gravidanza sia solo x la donna,l’uomo sembra non esistere,sembra non avere un ruolo(se non quello di aver messo il seme ehehheh),sembra non provare emozioni.
Poi sei arrivato tu! (un grazie particolare a confestetica ,senza loro non ti avrei incontrato ehehehh).
GRAZIE GRAZIE GRAZIE x questa bella esperienza!
Un abbraccio a tutta la famiglia 🙂
Lory

  Monciccì wrote @

leggerti è sempre speciale…ogni volta che per qualche motivo ti ascolto o ti leggo mi fai vedere un pezzetto del mondo meraviglioso che secondo me porti dentro.sono contenta di aver incrociato la strada con te…e anche con la Mamy…siete speciali me ne convinco ogni giorno di piu…
baciottoli a voi…un bacione gigantesco a Nicolo

  vally wrote @

sei riuscito a commuovermi….


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